Black tie o White tie

A chi vuole imparare a districarsi nel frigido e quanto mai irreale mondo de la société perdue. A chi ambisce a sgambettare in fatiscenti salotti e superflue cene di rappresentanza. A chi va all’Opera e indossa ancora un mantello scuro e un cappello di seta. A chi mostra rispetto per le occasioni e a chi, al contrario, ritiene che le buone maniere siano cosa vana e decaduta. A tutti voi - e a voialtri che non comprendete a fondo il vero significato dell’espressione “cambiarsi per la cena” - è dedicato il mio superfluo memorandum sulla dignitosa arte del ben vestire. 

Un’occasione di convivialità è - per mia somma e personalissima definizione - una circostanza volta a passare in rassegna le abominevoli cadute di stile dei soci onorari del circolo della presunzione. Un pretesto di pavoneggiamento per chi è provvisto di un piumaggio misero e dismesso o - al contrario - un momento propizio a satira e scherno per chi osserva i cospicui faux-pas di chi si finge membro - per diritto di nascita - di un ambiente privilegiato e decisamente snob. Atteggiarsi a ciò che non si è può ingannare allocchi e creduloni, ma sono le fievoli sfumature di un comportamento poco sincero e artificioso a rivelare la reale identità nascosta dietro un ruolo ben costruito. Il vero espediente si nasconde nell’immaginazione.

Tradizione vuole che ad ogni occasione corrisponda una norma - o meglio un codice d’abbigliamento - che reclama - ancora oggi - eterno rispetto e devozione. Sebbene posizione sociale e gerarchie non siano più di gran voga, evitare imbarazzi in insoliti contesti è ancora un’ambizione piuttosto diffusa. Esordiamo quindi in punta di fioretto con il più meschino dei dilemmi nell’antologia della simbologia del ben vestire: il dress code

Potreste anche non conoscere la differenza tra champagne e vin mousseux - sia chiaro che ciò accade solo per pura sventura e malasorte - ma non potete di certo esimervi dal saper distinguere argutamente uno smoking Hollywoodiano - termine genericamente utilizzato per indicare chi indossa una dinner jacket con una popolare cravatta anziché con un dignitoso papillon - da un frac. L’istruzione è dopotutto fonte di sopravvivenza e sostentamento.

Infiniti sono i dress code come le possibilità del destino e della cattiva sorte, ma ce ne sono due in particolar modo che vengono spesso - e fin troppo rozzamente - confusi. Bisogna dunque far chiarezza e albeggiare su un argomento che può liberare dall’imbarazzo sociale: la sostanziale discrepanza tra black tie e white tie

Si definisce white tie il più formale dei codici di abbigliamento. Generalmente destinato alle occasioni crepuscolari, se ne fa uso spietato in cene di stato, balli di beneficenza o gran balli reali - per i favoriti che ancora oggi ricevono un invito su un cartoncino che sa di nobiltà e rovina. Ah quanta poesia e fermento nello spudorato e arrogante fascino della decadenza che lotta per mantenere viva la sua virtù! 

All’uomo in white tie è richiesto il frac. Nero, in barathea, con risvolti in seta, indossato sbottonato, a coda di rondine. La camicia in cotone piquet con colletto ad ala inamidato e doppi polsini. Seguono panciotto scollato, gemelli decorativi e papillon rigorosamente annodato a mano. I pantaloni sono neri come la giacca, senza risvolto, con due galloni laterali a tracciare l’esterno della gamba. Le scarpe lucide, preferibilmente allacciate con nastri e calze nere. Possono essere aggiunti - a seconda della stagione e della devozione nei confronti della tradizione - guanti bianchi, una sciarpa di seta bianca e un cappotto nero. 

Per la donna in white tie è apprezzato l’abito da sera. In Inghilterra - per esempio - è consigliato mostrare il décolleté. I guanti sono lunghi e si indossano sempre eccetto a tavola o mentre si addenta una vivanda preparata seguendo con pura inclemenza una ricetta riportata nel modernissimo trattato di cucina settecentesca: le cuisinier moderne, qui apprend à donner toutes sortes de repas. Che chic. Il guanto si sfila partendo dalle dita - un dito alla volta - lasciandolo scivolare sull’avambraccio con un rituale che potrebbe essere definito sfibrante, per questo non si indossano mai gioielli su guanti di velluto e seta. Lo scintillio è tuttavia ben accetto sulla testa, dove vige la regola del pacchiano: più si luccica più alto è l’ordine cavalleresco a cui si appartiene. In generale - per donne e uomini - tutte le decorazioni da indossare - mi riferisco qui a medaglie, fasce e distintivi - dovrebbero essere suggerite da un segretario competente o da un invito sul quale viene riportata l’espressione Evening Dress-Decorations. Discorso a parte andrebbe fatto per gli ufficiali, gli abiti tradizionali, gli ospiti che hanno diritto a un capo che contraddistingua la loro appartenenza a un club più o meno elitario, ma avrò pietà dei lettori arrivati fin qui e lascerò l’arduo compito ai cerimoniali d’Inghilterra in virtù di altre e più dilettevoli sciccherie.

Il più diffuso e impropriamente usato dei codici di abbigliamento quando si parla di formalità e convenzioni è invece il black tie. Il black tie sta al white tie come a Versailles le dame di compagnia e le dame di palazzo stavano alla damigella d’onore: con sottomissione e reverenza.  

All’uomo in black tie è richiesta una dinner jacket, monopetto o anche doppio, senza spacco alcuno. Il collo è sciallato o con un rever a punta in seta. I bottoni drasticamente rivestiti in raso. La camicia è bianca con pettorina e doppi polsini, il collo è rovesciato. La fascia - con le pieghe rivolte verso l’alto - è considerata una buona abitudine, tuttavia non va mai indossata insieme a un gilet. Il papillon si annoda a mano, il fazzoletto si indossa nel taschino sinistro, le scarpe sono lucide, le calze di seta, il pantalone affusolato ha infine un solo gallone. La giacca da fumo - reputata popolarmente come l’antenata dello smoking - è riservata invece alle cene in campagna e al solo ed esclusivo proprietario della magione. A differenza della dinner jacket, la giacca da fumo è in velluto, come d’altra parte le pantofole monogrammate che ne dovrebbero completare la mise. 

La donna in black tie dovrebbe avere lo stesso ritmo d'una Marche Turque di Mozart e riscontrare successo - pur senza particolari virtuosismi - in quei salotti in cui il pettegolezzo è considerato parte della propria incondizionata moralità. La scelta dell’abito è ampia e complessa, per questo coerenza e naturalezza appaiono fondamentali. Un abito da sera sarebbe prediletto, ma in alcune circostanze il dramma può essere evitato anche esibendo un abito da cocktail in seta o chiffon. La nudità non dovrebbe ahimè essere un’opzione, sono quindi richiesti collant neri o velati. I gioielli chiedono silenzio e discrezione, no a diademi e tiare - anche se papali - si a noia e giudizio. 

Sappiamo tutti che rispettare il cerimoniale o l’etichetta di ciò che è comunemente considerato passé non è più cosa dovuta, ma la nobiltà del proprio comportamento - e del tessuto indossato - è una condizione necessaria per chi aspira a un debutto di successo. Ciò nonostante occorre aggiungere una postilla alla fine del mio memorandum: un guanto rivestito di perle può nascondere una mano goffa e trasandata, ma una scarpa di cristallo non potrà mai eclissare un’andatura grossolana. 

Attendete quindi con trepidante indugio il prossimo invito e… Répondez S’il Vous Plaît.


Illustrazione a cura di Francesca Caserta

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