Un glamour tutto italiano

Amo la teatralità. Sconsideratamente anacronistica e esiguamente contemporanea, vivo nell’ambìto e disabitato regno della fantasia. Si vocifera a fior di labbra che io abbia fatto del lusso del passato il mio valore più assoluto, vorrei tuttavia smentire certe storie di società brillante e salottiera con tutta la trascurabile quantità di insolenza che mi è concessa e ritrattare - se possibile - palesando che il mio non è altro che un retaggio, un glamour tutto italiano di vedere le cose, con una punta di chic in più. 

Il mio mondo prende vita nel mio studio, ogni giorno al levarsi della luce notturna. Si comprende molto dallo studio di una persona, dopotutto l’identità è nel modo più assoluto il mio monumentale tormento. Stamattina - per esempio - mi sono svegliata in un antico palazzo, uno di quelli dove ogni singolo oggetto o chincaglieria avrebbe una storia da raccontare. Sono scesa in studio passando per la scalinata degli acquerelli, così l'ho voluta intitolare. Intorno a me donne e uomini ritratti dando prova di tutta la loro virtù e meraviglia. Potrei perdere il lume della ragione osservandone i dettagli. Le collane preziose, le sete iridescenti degli abiti, la nudità, il rosso vermiglio di un mantello, i loro folli sguardi in preda all’estasi e alla follia. Storie di inganni, frivolezze, furbizia e coraggio, provenienti da luoghi differenti, eppure così incredibilmente simili. Li ho guardati uno a uno, poi, sono entrata in studio socchiudendo la porta e ho conosciuto un nuovo mondo.

So riconoscere la bellezza. Quella vera, sfacciata e spudorata, a volte silenziosa, altre volgare e esagerata, ma sempre incantatrice e seducente. Ho trovato la libertà quando ho acconsentito alla mia mente di esternare ogni sua stramba stravaganza, quando ho capito che la diversità è un pregio e la leggerezza una grande dote. Dopotutto, sobrietà e razionalità non hanno mai fatto parte del mio gusto estetico - né del mio intelletto - e ho promesso a me stessa di non soffocare nemmeno il più tacito accenno del mio reale temperamento. 

Sono completamente soggiogata dal mio gusto, continuamente alla ricerca di oggetti che possano definire la mia identità, come se volessi non aver più bisogno di proferir parola per dichiarare la mia personalità. Sarà forse questa l’importanza della superficialità? Una cura smisurata e meticolosa nello scovare ciò che in qualche modo ci corrisponde?

Me ne sono stata un po’ seduta in compagnia di un gatto a scribacchiare sul divano impero di velluto senape, le pareti verdi, lo scrittoio vuoto e le poltrone barocche. Avrei voluto raccontarvi di come mi sono imbattuta negli oggetti che danno vita alla mia identità, delle manchette che mi segnano i polsi, della borsa in lucertola per essere ridondante e prolissa, di quando ho deciso di commissionare un ritratto, del mio amore sconfinato per ciò che è considerato vecchio e malconcio, per le tigri in ceramica, per le persone brillanti di cui mi circondo. Un catalogo dello chic, o forse, un catalogo di un glamour tutto italiano che forse un giorno metterò per iscritto.


Illustrazione a cura di Francesca Caserta

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