Consigli su cose da detestare
Una decisione inappropriata può tramutarsi spesso in una sentenza imprevedibile, non gradevole e verosimilmente fatale. La fortuna ha qualcosa in comune con una labile folata transitoria che muta repentinamente la sua rotta. O almeno ecco cosa annotai su un foglio ingiallito e malconcio quando mi sfuggì all’incanto un tessuto arabeggiante del XV secolo. Velluto rosso e una maestosa cascata di perline e oro su un cuore ridotto in poltiglia, il mio.
Soggiogata quindi da un’insopportabile - se pur nobile - sconfitta, decisi di stilare un catalogo di detestabili cose. Ignoto fino a questo giorno, decido oggi di svelarlo con la stessa agilità di quando provai a tirar di scherma, colpendo in modo spietato il mio avversario e tenendo fede alla più persuasiva delle armi, l’eleganza.
Con un foulard variopinto in testa e la mia abituale coppa da champagne traboccante di succo d’arancia in posa sul tavolino di Papier maché, sprofondo nell’abisso di questa spregiudicata e folle impresa. Dopotutto, una giusta avvertenza è come una minaccia foderata di gentilezza e cortesia, può davvero salvare la vita.
Ecco allora i miei più intimi e personali consigli su cose da detestare.
Primi fra tutti gli hotel sfarzosi che - pensando di far cosa gradita e con un’evidente ispirazione teatrale - accolgono i loro ospiti più cari allestendo la suite a loro destinata con petali di rose disseminati in ogni dove, biancheria da bagno con le sembianze di un cigno sofferente, tormentato e disperato e infine, con tocco di gran classe, fotografie dello sventurato visitatore e un rinomato champagne servito con due barbari calici anziché coppe in argento con motivo floreale inciso su cristallo. Tutto questo appare miserabile alla vista di chi ha buon gusto e che giudica certe squisitezze più adatte alla scarsa cura di una pensione che d'un grand hotel, al quale invece si addicono di più - in qualità di presente - un fragrante mazzo di fiori bianchi e un caro biglietto di benvenuto.
Seguono a questi: chi si atteggia a diva senza possederne allure e incanto, chi chiede consigli sul proprio guardaroba sperando di procurarsi elogi e apprezzamenti, chi non da’ importanza agli abiti da indossare in privato, ma si preoccupa - al contrario - solo della propria rappresentazione pubblica, chi predilige le mezze misure agli eccessi, chi chiude il cappotto impedendogli di fluttuare, chi non mangia mai il dolce e chi si ingozza - invece - di volgari torte alla frutta, chi regala fiori gialli dando una parvenza di recherché, ma in realtà grida all’ordinario e grossolano.
Sbaglia a dismisura - poi - chi pensa di trovare felicità e letizia in un matrimonio principesco senza averne il reale titolo, costringendo gli invitati a una farsa universale. Il coniuge - probabilmente sotto filtro d’amore - forzato dalla gran dama vestita da meringa a una celebrazione sontuosa e a tratti ridicola. Apogeo del lieto evento: il taglio della torta, con gli ospiti quasi sempre mal vestiti che sorridono sleali alla coppia di novelli sposi mentre squarciano una montagna di zucchero e crema chantilly.
Non è mia intenzione infierire su certe tradizioni, ma fanno ribollire il sangue persino coloro che ritengono di essere gli artefici delle idee di qualcun altro, chi imita la mise di un estraneo - o peggio di un individuo della propria cerchia - dimostrando così di essere povero in personalità e temperamento, chi ripone i gioielli in uno scrigno moderno - volgarmente detto portagioie - chi indossa calze rotte incedendo senza imbarazzo, chi si preoccupa troppo di un abito nuovo e chi, al contrario, non si cura per niente di ciò che è vecchio.
Non disperate e non siate avventati nelle conclusioni, tutto ciò che detesto è causa anche di un mio grande diletto. Il cattivo gusto è - dopotutto - una forma eclettica di incommensurabile godimento.
Illustrazione a cura di Francesca Caserta