Dessert

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Stanotte come mio solito ho riflettuto sull’autorevolezza della finzione, che è per me la quintessenza di una vita vissuta con ambizione e frivolezza. Ho pensato che tutti i grandi hanno mentito - o forse hanno semplicemente immaginato la loro esistenza con così tanta imprudenza da far sembrare troppo labile il confine tra finzione e realtà. Ho preso in considerazione la rappresentazione che ogni singolo individuo sceglie di dare di sé e mi sono scervellata chiedendomi come mai alcuni scelgano di traslarsi in una raffigurazione spaventosamente soporifera e senza alcun tipo di divertimento visivo. Io non vorrei mai essere noiosa - anche se naturalmente alcune volte mi capita di esserlo. So che il vero diletto è nascosto nell’intelletto, motivo per cui mi rifugio spesso in castelli in aria e amabili finzioni.

Mi chiedo anche come si faccia a non sapere cosa rispondere quando qualcuno ci chiede quale personaggio storico o quale tesoro nascosto vorremmo essere. Io per esempio so benissimo che se fossi un quadro sarei il ritratto della marchesa Casati con piume di pavone di Boldini. Se invece fossi il personaggio di un’opera sarei Violetta ValérySe fossi un’aria vorrei essere Casta Diva di Bellini, ma se fossi un dolce sono sicura che sarei una scultura di finissimo cioccolato fondente avvolta in fogli d’oro con una spolverata di cacao coltivato sulla Sierra Nevada de Santa Marta.

L’unica cosa che invece proprio non vorrei mai essere è un banale biscotto al burro che non è in grado di colpire adeguatamente il gusto. 

Nella vita le uniche persone su cui vorrei contare sono senza ombra di dubbio una buona sarta - ovviamente - un fioraio attento e uno chef personale francese -  ma nel remoto caso in cui questo non fosse possibile vorrei di certo avere un pasticcere belga su cui riporre la mia estrema fiducia. 

Non mi sembra inoltre necessario dover precisare che conosco alla perfezione la differenza fra déjeuner e déjeuner à la fourchette, e non mi permetterei mai di confondere un invito ad un souper con un noiosissimo diner. Peccato che qui tutti abbiano preso la pessima abitudine di non organizzare più balli, di smettere di fumare e di chiudere persino i teatri. Non mi resta che starmene in casa fra sete e velluti vermigli a rimpinzarmi di gelatine di champagne e ciliegie di marzapane, sorseggiando tè dalla mattina alla sera.

Proprio ieri mi è giunta voce di una notizia davvero bizzarra. A quanto pare un pasticcere giapponese avrebbe realizzato una torta completamente ricoperta di cioccolato nero e diamanti, si dice essere la torta più costosa del mondo. Per quanto mi riguarda se il mio chef pâtissier si permettesse di realizzare per me un gâteau al 50% non commestibile patirebbe la stessa sorte di chi non ha saputo risolvere gli indovinelli di Turandot. Nel mio piattino da dessert vorrei vedere solo una vanagloriosa pomposità di zuccheri commestibili - siano anche fiocchi d’oro, l’importante è che siano adatti al palato! D’altronde meglio un tartufo francese ricoperto di cioccolato che un gelato gusto lavanda accompagnato da salsa di vino rosso, l’ avant-garde in pasticceria mi agita sempre un po’.

Non mi dispiacerebbe spendere tutti i miei soldi in arte culinaria. Divorare una torta di cioccolato venezuelano rivestita di baccelli di vaniglia del Madagascar - preferibili a quelli dell’Uganda o di Tahiti - con aggiunta di un tripudio di mandorle e glassa alla menta, mi appagherebbe quanto un’asta di Sotheby’s. Vorrei essere la Peggy Guggenheim della pasticceria e scovare talenti nascosti dei dolci al cucchiaio. Sono sicura che questo ménage à trois fra me, l’arte e il cioccolato potrebbe avere un non so che di avveniristico e felliniano. 

Ogni tanto mi capita addirittura di fare la conoscenza di individui che non gradiscono pasteggiare a base di zuccheri, ovviamente quando succede non rispondo più della mia moralità. Non potrei neanche lontanamente pensare di dover rinunciare a torte meringate sommerse di chantilly e guarnizioni a base di ingredienti esotici, c’est la touche finale e una vita priva di dessert dovrebbe essere considerata un reato!

Non so davvero se esista qualcosa di meglio di un’ultima portata a base di liquirizia, di sablés au chocolat et fleur de sel, di bacche rosse e farina di nocciole. Vorrei dedicare anima e corpo ad assaporare un’alchimia infinita di squisitezze così discordanti e autentiche, così come vorrei contemplare per ore uno chef pâtissier che - alla pari di un direttore d’orchestra - raggiunge l’apice della perfezione sviscerando ogni singolo gesto. Lo trovo geniale e a tratti chic!


Illustrazione a cura di Francesca Caserta

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