Guida ai regali
Nutro un certo amore libertino - nonché una viziosa attitudine - nei confronti delle tradizioni. Così mondane, come sono anacronistiche e demodè. Troppo comuni e compiante, stimolano spirito e genialità. Quindi ecco, come da tradizione, la lista dei nove iperbolici regali a cui penserei se conoscessi qualcuno con le mie stesse strampalate attitudini:
Una cloche d’argento per un piatto da portata. Che dobbiate servire un toast con uova di drago alla Benedict o delle patate blu di Svezia condite con alghe dell’isola di Noirmoutier, niente è meglio di una cloche d’argento per spiattellare il contenuto della portata davanti agli occhi dei vostri commensali. Dopotutto il cibo è come il protagonista di una grande storia, scegliete la presentazione giusta e, con un po’ di buona sorte, apparirà incredibilmente intrigante nelle menti - e nei palati - degli invitati al banchetto.
Una sfera di cristallo. O una seduta dalla cartomante per profetizzare successi e plateali fallimenti dell’anno a venire. Il futuro - si sa - rinvigorisce l’immaginazione spenta di animi temerari e avveniristici. Le profezie, che esperienze trascendentali!
Una candela a forma di Luigi XIV. Grandi opere sono state consacrate a grandi personaggi, e se nel 1700 la grandezza di un ego era riconosciuta attraverso mezzibusti e giganteschi dipinti, pare che nel XXI secolo si debba avere una candela a propria immagine e somiglianza per contare davvero qualcosa. Preferisco tuttavia una profusione di cera solida a forma di Luigi XIV, potrebbe aiutarmi qualora decidessi di intraprendere la meravigliosa avventura di una seduta spiritica volta a risvegliare il suo eccessivo e debosciato fantasma. Louis, che uomo interessante.
Una statua da giardino. La statua fa il palazzo, sciocco è chi predica il contrario.
Un arazzo da salotto. Che il vostro appartamento somigli a un emporio ben riuscito o a un’asta di personalità, l’arazzo è il pezzo d’arte che fa per voi. Antico, rinascimentale, orientale, in fil di seta, d’oro o di cotone egiziano. La meraviglia è racchiusa tutta nelle storie che un ricamo può raccontare.
Un paio di manchette. La sobrietà è un guizzo che appartiene solo a menti soporifere e cervelli che mancano di sensato pensiero. Le manchette sono l’accessorio adeguato per trascinare ogni disagio esistenziale nel divertimento quotidiano. Pesanti quanto basta per incatenare l’incanto della seduzione al proprio corpo, fortemente visibili per rendere riconoscibile la propria identità, sfidanti tanto da soddisfare un’incessante ingordigia di sarcasmo e immoralità.
Un paio di pantofole di Charvet. La pantofola è - a causa di una fama manifesta e ordinaria - la calzatura più sofisticata e signorile che l’essere umano abbia mai potuto concepire. Sono sicura che le più grandi e storiche decisioni di trasformazione globale siano state prese indossando pantofole. Le mie preferite sono quelle di Charvet, una vera istituzione parigina. Jean-Pierre Charvet era pur sempre il punto di riferimento di Napoleone in fatto di guardaroba.
Una torta. Ça va sans dire, un dolce ben fatto stimola la fantasia e offusca idee avverse e riprovevoli, esattamente come il prodigio di gioiello. Una torta è il regalo perfetto per chi, come me, predilige la vaniglia del Madagascar al caviale di beluga, il tartufo bianco di Perigord alle anguille giganti, il cioccolato equatoriale al peperoncino d’Amazzonia. Cos’è un bagno di zuccheri se non il vero apogeo del piacere?
Forcine per capelli. La virtù di un accessorio invisibile si manifesta nello charme di chi lo indossa. Chiedetelo ai grandi maestri di lingerie. Intimo, quasi segreto e inconfessato, quel filo di ottone in grado di scoprire il collo e far vaneggiare i sensi. Un’implicita arma di seduzione, per me uno strumento di potere e autodeterminazione. Legare i capelli per richiamare il mio senso di disciplina esasperata, scioglierli per porre l’attenzione sulle ciocche rosse anziché su uno sguardo logorato. Ecco perché le ho immaginate così, spesse, imponenti nella loro trascurabile e minuta grandezza, sinuose nel corpo e serpeggianti nell’indole. Poi, le ho fatte.
Illustrazione a cura di Francesca Caserta