Liberté, Égalité, Sobrieté

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Liberté, égalité, sobrieté e anche démodé, nella moda non esistono errori.

La moda è in continua evoluzione, proprio come l’acqua, ecco perché uno dei miei buoni propositi per il nuovo anno è quello di fare il bagno nelle acque sacre del Whanganui. Non è stimolante l’idea di immergersi in una lacrima di Ranginui fra anatre blu e trote iridee? Sarebbe un’avventura decisamente bizzarra e pittoresca, ma lasciamo da parte – almeno per oggi - la lista di buoni propositi a cui tutti aspiriamo e di cui nessuno ha veramente bisogno.

Di certo l’importanza spirituale di una tale vicenda non sarebbe paragonabile all’esperienza corporea dell’atto dell’abbigliarsi, ma la moda per me è una circostanza trascendentale, quasi mistica, che influenza il mio umore e il mio temperamento incline al disappunto.

Vestirsi è un vero e proprio rituale che - nel mio caso - si svolge con la massima attenzione. Scivolo dal letto alla stanza dei vestiti, con i piedi nudi e la mia - ormai famosa - vestaglia di seta. Mi piazzo davanti ai miei abiti in modo da guardarli tutti in un unico sguardo, li fisso per circa 5 minuti e poi afferro con soddisfazione i miei soliti pantaloni ampi (qui per fortuna abbiamo a disposizione ben tre colori diversi da utilizzare in base alle fasi lunari e di conseguenza, in base alla mia propensione nei confronti degli esseri umani in quel determinato giorno). Infine aggiungo un dolcevita nero e un paio di orecchini abbastanza vistosi - quelli non mancano mai.

Il mio è ovviamente un atteggiamento mentale innato, motivo per cui seguo un’unica regola: mai provare disagio nei confronti del proprio look. È da lì che - secondo il mio modesto parere - ha inizio la consacrazione verso l’evoluzione del proprio stile. 

Liberté, egalité, sobrieté, io lo dico sempre. Libertà nella scelta della propria mise, uguaglianza - ma soprattutto rispetto - nei confronti della propria personalità, e infine sobrietà, che non deve essere mai troppa e che non rischi di farci passare inosservati! Quindi viva l’esagerazione, i colori sovrapposti, le contraddizioni e la fiducia in se stessi - senza limiti e senza regole.

Io, per esempio, vorrei indossare più shantung, non è meraviglioso lo shantung? Luminoso, cangiante, iridescente - come le trote del Whanganui - e oserei dire persino sfavillante. Poi vorrei andare dove mi pare, fare colazione due volte al giorno e osservare per ore donne avvolte in totale nonchalance da cappotti rosa, pantaloni animalier e ballerine a punta in coccodrillo (vintage). In un universo parallelo me le immagino così, irresistibili e con una vita travolgente.

Ecco perché secondo me nella moda non esistono errori, perché non ci vedo niente di sbagliato nel palesare la propria indole in un abito di diamanti e con un giaguaro al guinzaglio - neanche fossimo la Marchesa Luisa Casati nel suo celebre abito firmato Poiret. 

Poi sicuramente ci saranno equivoci, malintesi, pregiudizi e vergogna, ma è davvero così importante?


Illustrazione a cura di Francesca Caserta

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Il compendio dello chic (Christmas Edition)