Se avessi un abito di piume
Se avessi un abito di piume sarei una persona straordinaria.
Sarei un’acrobata del Cirque du Soleil, ma anche una funambola che abbandonerebbe la vita circense per sfidare le leggi della fisica - proprio come ha fatto Maria Spelterini attraversando la gola del Niagara. Camminerei nell’aria sospesa tra spettacolo e gravità indossando un abito di piume rosa e un turbante di perle dei Mari del Sud, poi con l’astuzia degna di un illusionista - o con l’attenzione tipica di un alchimista - mi prenderei gioco dei miei spettatori volando sulle loro teste e infrangendo definitivamente tutte le regole fisiche, metafisiche e probabilmente anche morali.
Se avessi un abito di piume sarei sicuramente anche una donna chic. Mi sveglierei al mattino e a piedi nudi scenderei in giardino per la colazione, soprattutto con i primi freddi invernali. Poi indosserei il mio abito di piume bianche e con lo charme e la malizia di una diva degli anni ’60 uscirei di corsa per andare dal dottor X - lo psicologo di fiducia di cui farei attenzione a non rivelare l’identità per mantenere il segreto professionale di una clamorosa sconfitta, la sua. Mi sdraierei sulla poltrona in pelle posizionata al lato della sua scrivania, in una posa a metà fra la Venere dormiente e Paolina Borghese. Infine mi accenderei una sigaretta all’interno dello studio - nonostante i vani tentativi del dottor X di farmi rinunciare ad ogni mio vezzo - e inizierei a parlare di una qualche strabiliante idea avuta leggendo le notizie del giorno. Il poveretto - esausto - mi spiegherebbe che comprare un elefante da tenere in giardino non sarebbe di certo la soluzione ideale ai miei problemi affettivi, ma poi desisterebbe e mi offrirebbe un buon bicchiere di brandy francese e una rivista di astrologia.
Se avessi un abito di piume potrei essere anche una collezionista d’arte, tra i miei preferiti ovviamente Giacometti e Brancusi. Passerei le mie giornate a fare la sciantosa in un abito di piume blu e mi intratterrei a discutere di scienza e di modernità con le mie adorate e adorabili statue - del resto non c’è niente di meglio di una buona conversazione con un interlocutore così favorevole e propizio all’ascolto.
Ma con un abito di piume sarei anche un po’ me stessa - o forse una versione più insolita ed eclettica di me. Indosserei il mio abito di piume nero per starmene in sala sdraiata sul divano di velluto bordeaux a mangiare tartufi di cioccolato e a rimuginare sulla mia notevole abilità di procrastinare gli eventi. Afferrerei il mio ventaglio - ovviamente di piume - e inizierei ad agitarlo cercando la perfezione in ogni gesto, esibendo così le mie implacabili nevrosi e la mia dose spudorata di disciplina esasperata - quella che tutti scambiano per eleganza e di cui forse un giorno vi parlerò.
Illustrazione a cura di Francesca Caserta