Microcosmo moda

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Quando dalla corte di Mantova Isabella d’Este inviava al re di Francia delle bambole vestite secondo la moda del tempo, probabilmente non voleva solo gridare al mondo - e alle nobildonne dell’epoca - le ultime novità in fatto di stile, ma - da diva intellettuale del Rinascimento - ambiva anche a prendersene il merito. Isabella ha influenzato l’universo della moda rinascimentale e il suo abbigliamento rappresentava uno status a cui le altre donne potevano solo aspirare. Più tardi, Luigi XIV - sempre chicchissimo e ricoperto di taffetà - giocò con la stessa identica mossa. Lo stile a quei tempi deve essere stata una cosa meravigliosa, gli abiti erano - e se posso dirlo sono ancora oggi - la parte più noiosa di casuali e imprevedibili concatenazioni di eventi, ecco perché quando si parla di moda ho un solo credo, e cioè: una moda che non si lega a nessun aneddoto è una moda che non ambisce ad essere ricordata - o raccontata.  

Per me la moda è un macrocosmo al cui interno vivono tanti piccoli microcosmi che lo influenzano e ne determinano i cambiamenti. Ogni microcosmo corrisponde ad una storia e ad ogni storia corrisponde un’innovazione. Ci sono le calamità che arrestano o accentuano il mutare della moda, come il primo conflitto mondiale, seguito da una ventata di ottimismo che fece accorciare gli orli e alzare il tacco delle scarpe, o come il crollo di Wall Street che coprì di nuovo interamente le gambe delle donne. Poi ci sono le singole storie - quelle che io chiamo microcosmi - che hanno rivoluzionato prima piccole avanguardie e poi l’intero pubblico internazionale. È il caso di Gabrielle Chanel, che se non si fosse mai innamorata del granduca Dmitrij, non avrebbe mai copiato le perle o l’aquila a due teste dei Romanov, oppure quello della marchesa Casati, che se non fosse stata obbligata ad abbandonare Palazzo Venier dei Leoni dopo un piccolo incidente, il palazzo non sarebbe mai potuto essere acquistato dalla viscontessa Denis Castlerosse e successivamente i suoi eredi non avrebbero mai potuto venderlo a Peggy Guggenheim. Che siano quindi storie di intrighi, d’amore o di follia, sono sempre le persone ad essere interessanti e affascinanti, molto più degli abiti che indossano o creano. 

Ogni codice estetico applicato su vasta scala nasce sempre dalla personalità e dal gusto di un singolo individuo ed è a quel singolo individuo a cui solitamente rivolgo tutta la mia attenzione. I microcosmi sono il motivo per cui mi soffermo sui dettagli, osservo le persone, ne catturo la gestualità e la rendo mia. Dei vestiti non me ne importa nulla, della vita di chi li ha creati o di chi li indossa si.

Credo che la moda sia una lunga storia da raccontare e - anche se mi piace essere autoreferenziale - penso anche che inizierò a parlarvene a modo mio. Non chiedetemi quindi cosa indossare ad una cena di Natale o a una festa al chiaro di luna, vi risponderei utilizzando il mio alter ego ironico biasimandovi e prendendovi in giro almeno un po’ - d’altra parte la frivolezza rimane pur sempre uno dei miei valori fondamentali. 


Illustrazione a cura di Francesca Caserta

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Il compendio dello chic, parte 2