Riflessione senza senso
Si dice che Djagilev fosse solito viaggiare con tutti i suoi beni, contenuti soltanto in due valigie - un po’ come le mie relle. Portava con sé solo due completi, uno smoking e una maniacale predilezione per il bello, eppure riusciva sempre a trasmettere una certa esclusività provocatoria e probabilmente anche progressista. Il suo vero genio è stato quello di non essere mai appagato dal gusto medio e ricercare costantemente qualcosa che fosse davvero oltre, a livelli inaccessibili. Djagilev mi ha convinta del fatto che essere chic possa essere un atto rivoluzionario.
Essere chic non significa per forza essere anche raffinati o eleganti, di certo possono essere variabili, ma non costanti. Gabrielle Chanel era chic e quando si esprimeva poteva essere una delle donne più volgari di Francia, Fernanda Gattinoni rimase sconvolta dal suo linguaggio. Anche Diana Vreeland era chic e aveva una passione smodata per il cattivo gusto e la volgarità, eppure entrambe possedevano le regard spécial e riuscirono a vedere ciò che per gli altri era impercettibile, irrilevante e anche sbagliato, da lì costruirono il loro impero.
Lo chic non ha nulla a che fare con ciò che è canonico e mi piace pensare che più una cosa sia lontana dal canonicamente bello e più sia chic.
Ecco un elenco di cose e persone che reputo chic.
Madame Bovary, buttarsi vestiti nella Senna come fece Jane Birkin dopo un litigio con Serge Gainsbourg, affascinare ed essere affascinanti, Roger Vivier, coprirsi di leopardo e anche di ridicolo, essere scandalosi, esagerare come quando i Baroni de Rothschild organizzarono un Ballo Surrealista a Château de Ferrières, Rudolf Nureyev, il mio mondo fatto di ore notturne, fiori al chiaro di luna, passeggiate a mezzanotte a piedi nudi con l’acqua alta a Venezia, Sobranie colorate, gelato servito nelle coppe d’argento e succo d’arancia bevuto dalla coppa di champagne, giardini segreti e segreti rivelati, un’infinita quantità di rosso. Rosso come i miei capelli, rosso Tiziano, rosso vermiglio, rosso porpora, rosso come le tende al teatro dell’Opera, rosso cardinale, rosso pompeiano, rosso come il divano su cui mi sdraio quando penso alla donna chic, alla Vanità e alla mia Roma.
Voglio fare come Djagilev e offrirvi l’unità visiva di ciò che mi circonda, magari il mio mondo non sarà dipinto da Picasso o Braque - come invece lo erano le scenografie dei suoi spettacoli - e non me ne importa nemmeno del fatto che sia bello perché la bellezza so trovarla ovunque, l’unica cosa che veramente conta è che sia chic. Chic fino alla rivoluzione.
Illustrazione a cura di Francesca Caserta