Toilettage, ovvero l'arte del prendersi cura di sé
La fortuna dell’avere un ascensore che ti porti dall’interno del tuo appartamento direttamente in giardino è che in primavera - al mattino - si può scendere in vestaglia, godersi la prima colazione al sole e poi tornare in casa senza che nessuno se ne accorga, eccetto il custode che fa educatamente finta di non vedermi.
Da fuori deve essere un’immagine proprio divertente, io avvolta dal mio kimono di seta bianca su una sedia malconcia che sorseggio succo d’arancia da una coppa originariamente destinata allo champagne - come già vi avevo detto. Me ne sto lì per circa quindici minuti e sorrido sempre pensando alla reazione dei camerieri quando mi capita di fare una prima colazione fuori e di chiedere gentilmente - là dove il luogo lo permetta - una spremuta servita nella coppa da champagne. Effettivamente tendo a farlo anche quando le circostanze non lo permettono - adoro sentirmi fuori contesto, lo trovo disarmante per chi mi ascolta in quel momento. Quando poi mi viene chiesta la spiegazione di tanta assurdità rispondo sempre allo stesso modo: perché credo che un buon punto di vista possa fare la differenza, così come credo che i cliché siano fortemente sottovalutati e che i cerimoniali vadano sempre onorati, ecco perché.
Per quanto mi riguarda penso di essere assuefatta a tutti i miei vizi e di sguazzare spensieratamente nei rituali quotidiani, insomma potrei mangiare delle uova alla Benedict alle 8:00 del mattino, ma non potrei mai rinunciare al succo d’arancia nella coppa da champagne, è il protocollo di cui ho bisogno per essere me - esattamente come ho bisogno di un rigorosissimo rituel du toilettage, di cui ora vi parlerò.
Le rituel du toilettage è una vera e propria arte e come tale va trattato. Prendersi cura di sé trascende ogni obbligo morale, quindi ecco - in esclusiva - i miei più intimi e bizzarri segreti di bellezza.
Primo fra tutti il momento del risveglio. Sono perfettamente consapevole che i miei due cognomi da finta aristocratica contribuiscono a donarmi un certo allure esotico e incantatore - o almeno mi piacerebbe - ma per plasmare al meglio questa immagine vi svelerò che al mattino - dopo la colazione di cui vi ho già ampiamente raccontato - sono solita immergermi in un bagno di acqua di rose. Preferirei ovviamente immergermi in un bagno di luna - molto più adatto alla mia pelle - ma so che le rose hanno lo stesso effetto inebriante di un chiaro di luna e sono più facili da reperire.
Dopo il bagno, che ha la stessa durata di Casta Diva nella versione di Cecilia Bartoli, mi dedico alla distensione dei muscoli facciali per cui utilizzo del veleno di api in gocce - anche se spesso lo alterno al veleno di vipera. Lo stendo sul viso con dei movimenti circolari che mi sono stati insegnati da un maestro giapponese e che non saprei proprio descrivere, ma l’effetto è miracoloso e batte tout court quello del botox.
Altro momento fondamentale è quello dedicato a manicure e pedicure. Sapete già quanto io sia fedele alla mia manicurista - mai farsi trovare impreparate ad un Pink Legacy Ring di Harry Winston - ma è l’ittioterapia ad avere tutta la mia più profonda devozione, niente è più esfoliante di una fish pedicure, ve lo assicuro.
Sono sicura poi che un giorno proverò anche il risultato delle sanguisughe sul corpo, mi hanno parlato di un effetto purificante straordinario, al momento però mi limito a cospargermi di olio d’oliva - proprio come si fa con una sogliola prima di essere infornata - è un vero toccasana per chi desidera un paio di gambe da femme fatale.
Credo di essermi dilungata più del solito, quindi adesso me ne andrò a provare una nuova crema al caviale reale per il viso, dicono sia perfetta per stimolare la rigenerazione delle cellule e anche quella dei pensieri - di cui ammetto di averne un certo bisogno.
Illustrazione a cura di Francesca Caserta